Il nostro metodo

Dare una direzione a ciò che sembra confuso

Un sintomo, un blocco relazionale o un caso clinico complesso possono dare la stessa sensazione: non sapere più da dove partire.

Nel lavoro con i pazienti, aiutiamo a comprendere cosa il sintomo sta provando a comunicare dentro la storia e le relazioni della persona.

Nel lavoro con i professionisti, aiutiamo psicologi e psicoterapeuti a rileggere i casi clinici, individuare i punti importanti e costruire una bussola per orientarsi nei colloqui.

Due percorsi diversi.
Lo stesso metodo: fermarsi, osservare, comprendere e ritrovare una direzione.

Non partiamo dalla soluzione. Partiamo da ciò che il problema sta dicendo.

Spesso, quando una persona sta male, la prima richiesta è comprensibile: far sparire il sintomo.

Far passare l’ansia. Fermare gli attacchi di panico. Smettere di sentirsi bloccati. Risolvere una crisi di coppia. Uscire da una difficoltà familiare.

Ma nel nostro modo di lavorare il sintomo non è solo qualcosa da eliminare. È un segnale da comprendere. Può indicare un equilibrio relazionale che non funziona più, una scelta rimandata, un posto che non senti più tuo, una dinamica familiare o affettiva che ti tiene fermo.

Per questo il primo passo non è zittire il sintomo, ma tradurlo.

Il sintomo conosce una strada. Il lavoro terapeutico aiuta a leggerla.

 

Osservare.
Comprendere. Orientare.

01

Osservare

Prima di cercare una soluzione, serve capire cosa sta accadendo davvero. Nel percorso psicologico osserviamo il sintomo, le relazioni, i contesti, le ripetizioni, i blocchi e le emozioni che accompagnano la sofferenza. Nella supervisione clinica osserviamo il caso, la domanda del paziente, il momento del percorso, la posizione del terapeuta e le informazioni raccolte nei colloqui.

Non si può orientare ciò che non è stato prima osservato.

 

02

Comprendere

Comprendere significa dare un senso a ciò che sembra confuso. Nel lavoro con i pazienti, significa leggere il sintomo dentro la propria storia relazionale: cosa sta segnalando, cosa protegge, cosa evita, cosa rende finalmente visibile. Nel lavoro con i terapeuti, significa costruire ipotesi cliniche, individuare i punti cardinali del caso e capire quali domande possono aprire una direzione.

Quando il problema cambia significato, può cambiare anche il modo di attraversarlo.

 

 

03

Orientare

Il percorso non procede seguendo semplicemente il flusso del racconto. Serve una direzione. Per i pazienti, orientare significa iniziare a scegliere in modo più consapevole il proprio posto nelle relazioni, nelle decisioni e nella propria vita. Per i professionisti, orientare significa tornare al colloquio con più metodo, più sicurezza e una bussola clinica più chiara.

La direzione non cancella la complessità. La rende attraversabile.

 

Per chi sente di non essere più al proprio posto

A volte il disagio arriva con un nome chiaro: ansia, attacchi di panico, rabbia, crisi di coppia, blocco decisionale.

Altre volte arriva come una sensazione più difficile da spiegare: non riconoscersi più, sentirsi fuori posto, non riuscire a scegliere, percepire che qualcosa nella propria vita relazionale non funziona più come prima.

Nel percorso psicologico, non lavoriamo solo sul sintomo in sé. Lavoriamo su ciò che quel sintomo sta raccontando della tua posizione nelle relazioni, nella famiglia, nella coppia, nel lavoro o nelle scelte di vita.

Non ti aiutiamo solo a stare “meno male”. Ti aiutiamo a capire dove sei e quale posto vuoi occupare.

 

Dare un nome al problema

Capire cosa stai vivendo e perché oggi è diventato così pesante.

Leggere il sintomo dentro le relazioni

Osservare come ansia, blocchi o crisi si collegano ai tuoi legami, ai ruoli e alle aspettative che vivi.

Costruire una direzione

Scegliere come muoverti, quale posto occupare e quali cambiamenti rendere possibili.

Cambiare prospettiva

Capire cosa stai vivendo e perché oggi è diventato così pesante.

Raccogliere le informazioni rilevanti

Capire quali dati clinici servono davvero per leggere il caso.

Individuare i punti cardinali

Mettere ordine tra sintomi, relazioni, storia, domanda e posizione del paziente.

Costruire ipotesi cliniche

Non restare nella confusione, ma iniziare a formulare una lettura possibile.

Orientare i colloqui

Capire cosa chiedere, come procedere e quale direzione mantenere nel percorso.

Per chi ha bisogno di una bussola nel lavoro clinico

Nel lavoro terapeutico può capitare di sentirsi bloccati.

Un paziente non cambia.
Un caso sembra troppo complesso.
I colloqui sembrano girare a vuoto.
Le informazioni raccolte sono tante, ma la direzione non è chiara.
Il terapeuta si sente inefficace, insicuro o troppo coinvolto.

La supervisione clinica sistemica nasce per creare uno spazio in cui fermarsi e pensare il caso con uno sguardo esterno, concreto e orientato.

Non si tratta di ricevere ricette preconfezionate.
Si tratta di costruire una bussola clinica.

Una bussola non semplifica il caso. Ti aiuta a non perderti dentro la sua complessità.

 

Metodo Bussola

Scegli il pacchetto più adatto al momento in cui ti trovi

Non ti serve l’ennesima teoria. 

Ti serve sapere come tornare in seduta.

Supervisione singola

Per quando hai bisogno di fermarti su un caso specifico, un dubbio urgente o un passaggio clinico che non riesci a leggere con chiarezza.

È utile se vuoi portare una domanda precisa, rileggere un colloquio, capire come procedere o avere uno sguardo esterno su un momento di blocco.

Ideale se:
hai un caso che ti sta facendo perdere la bussola e vuoi uscire dall’incontro con una direzione più chiara.

 

60 euro

il più richiesto

5 supervisioni

Per chi non vuole limitarsi a “sbloccare un caso”, ma desidera costruire continuità nel proprio modo di pensare clinicamente.

Cinque supervisioni ti permettono di seguire l’evoluzione di uno o più casi, osservare cosa cambia nel tempo e consolidare un metodo più sicuro nella conduzione dei colloqui.

Non lavori solo sul singolo dubbio.
Inizi a costruire una vera bussola clinica.

Ideale se:
hai uno o più casi aperti, ti senti spesso in difficoltà nella direzione del percorso e vuoi uno spazio di confronto più continuativo.

Cosa ti permette di ottenere:
più chiarezza nel ragionamento clinico, più sicurezza nei colloqui, più continuità nel lavoro con i pazienti.

270 euro

Pacchetto 10 supervisioni

Per chi vuole trasformare la supervisione in uno spazio stabile di crescita clinica.

Dieci supervisioni non sono “dieci incontri”.
Sono un percorso di accompagnamento professionale in cui puoi portare casi, dubbi, passaggi complessi, difficoltà emotive e momenti di impasse, costruendo nel tempo un modo più solido di orientarti nel lavoro terapeutico.

È il pacchetto più adatto se vuoi smettere di cercare confronto solo quando sei già in crisi e iniziare ad avere una stanza clinica di riferimento in cui pensare meglio il tuo lavoro.

Ideale se:
sei in formazione, hai iniziato da poco a vedere pazienti o senti il bisogno di rafforzare il tuo metodo clinico con uno spazio continuativo.

Cosa ti permette di ottenere:
una maggiore padronanza dei colloqui, più sicurezza professionale, uno sguardo clinico più ordinato e una direzione più chiara nel tempo.

560 euro

Questo metodo può essere
adatto a te se…

Per pazienti

Ti senti spesso fuori posto nelle relazioni. Vivi ansia, attacchi di panico o blocchi che non riesci a spiegarti. Hai la sensazione di ripetere sempre gli stessi schemi. Fai fatica a scegliere per te senza sentirti in colpa. Senti che una relazione, una famiglia o una situazione ti sta stretta. Vuoi capire cosa ti sta succedendo, non solo “resistere”.

Per professionisti

Sei uno psicologo, uno specializzando o uno psicoterapeuta in formazione. Ti senti bloccato davanti a un caso. Hai dubbi su cosa chiedere nei colloqui. Senti di ascoltare molto, ma di non avere una direzione. Vuoi confrontarti con uno sguardo clinico esperto e concreto. Vuoi costruire più sicurezza nella conduzione dei colloqui.

Cosa non troverai nel nostro metodo

FAQ

Domande frequenti

Che cosa significa lavorare con un approccio sistemico-relazionale?

Significa osservare il sintomo, il problema o il blocco non come qualcosa di isolato, ma dentro la storia, le relazioni e i contesti in cui prende forma. Ansia, attacchi di panico, difficoltà di coppia o blocchi decisionali possono essere letti come segnali che parlano del modo in cui la persona sta vivendo il proprio mondo relazionale.

Il metodo è uguale per tutti?

No. Il metodo offre una direzione di lavoro, ma ogni percorso viene costruito a partire dalla persona, dalla sua storia, dalla sua richiesta e dal momento che sta attraversando. Allo stesso modo, ogni supervisione parte dal caso specifico portato dal professionista.

Perché dite che il sintomo va tradotto?

Perché il sintomo non è solo qualcosa da eliminare. Spesso comunica un blocco, una tensione, una difficoltà o un cambiamento necessario dentro il modo in cui la persona vive le proprie relazioni e le proprie scelte. Tradurlo significa provare a capire cosa sta dicendo, invece di trattarlo solo come un disturbo da spegnere.

Che cos’è la Bussola Clinica?

La Bussola Clinica è il modo in cui accompagniamo i professionisti a orientarsi nei casi. Aiuta a capire quali informazioni raccogliere, quali domande fare, come leggere il caso e come mantenere una direzione nel lavoro terapeutico.

Il metodo è adatto anche ai giovani psicologi?

Sì. La supervisione clinica può essere particolarmente utile per psicologi, specializzandi e psicoterapeuti in formazione che sentono il bisogno di acquisire più sicurezza, metodo e chiarezza nella conduzione dei colloqui.

Posso iniziare anche se non so bene di cosa ho bisogno?

Sì. Spesso il primo passaggio è proprio chiarire la domanda. Per questo utilizziamo due questionari distinti: uno per chi cerca un percorso psicologico e uno per chi desidera una supervisione clinica.